Violenza e “giustizia privata”

La spirale di violenza nella quale sono coinvolte le metropoli moderne ha oggi superato abbondantemente i livelli di guardia, determinando l’affermazione di nuovi problemi che, se da un lato potevano risultare inimmaginabili fino a qualche

PoliziaLa spirale di violenza nella quale sono coinvolte le metropoli moderne ha oggi superato abbondantemente i livelli di guardia, determinando l’affermazione di nuovi problemi che, se da un lato potevano risultare inimmaginabili fino a qualche tempo fa, ora appaiono addirittura scontati, visto lo scoraggiamento e l’impotenza che i cittadini sono spesso costretti a patire di fronte al dilagare incontrastato delle azioni malavitose. A tale riguardo, una delle questioni più inquietanti è indubbiamente rappresentata dalla tendenza alla “giustizia privata”, in virtù della quale un numero sempre crescente d’individui si è mostrato pronto non soltanto ad armarsi, ma anche a reagire concretamente all’arroganza e alle intimidazioni dei criminali. Il ricorso alla “giustizia fai da te” trova riscontro in tante regioni italiane, peraltro senza distinzioni tra il Nord e il Sud del Paese, visto che ormai la paura dei cittadini è ovunque la stessa.

Non è vi è dubbio, comunque, che la “giustizia privata” costituisce in ogni caso un terribile trauma anche per chi la persegue, visto che il fatto di uscire illesi da una rapina o da un’aggressione a scapito della vita di un altro, per quanto questi possa essere stato un criminale, non evita certo di riflettere su come e perché sia stato possibile giungere a rispondere alla violenza con la violenza. Anzi, con la peggiore e più efferata tipologia di violenza che possa esistere: quella omicida. La gravità del problema, tuttavia, risiede anche altrove e consiste evidentemente nelle cause che hanno provocato questo stato di cose, tanto più che, a fronte di un eventuale peggioramento di questa inquietante emergenza, potremmo davvero aspettarci di tutto, anche l’istituzione di corpi speciali di ordine pubblico, ovvero pseudo-giustizieri che potrebbero fare la loro comparsa qua e là, emulando esempi storici di triste memoria. Appare quindi legittimo pretendere dallo Stato che, rimanendo entro i confini di una sicura e democratica legalità, venga restituita ai cittadini quella sicurezza che per essi rappresenta il bene primario. La presenza attiva sul territorio, col rafforzamento degli organi in dotazione alle forze di polizia, potrebbe servire come rimedio immediato per allentare la tensione, con la speranza di evitare che, a fronte di una perdurante precarietà dei mezzi di contrasto, altri soggetti si sentano indotti ad armarsi e a provvedere autonomamente alla propria incolumità personale. Così come sarebbe auspicabile confidare in una giustizia più severa, rapida e sicura, la quale, rifuggendo tanto dagli eccessi del “garantismo” quanto dai pericoli del “giustizialismo”, arrivasse finalmente a proporsi come valido e affidabile punto di riferimento per tutta la gente perbene.

La risposta più efficace dello Stato al dilagare della criminalità dovrebbe essere però soprattutto un’altra, vale a dire una strategia finalizzata a risolvere definitivamente l’emarginazione sociale che spesso si pone alla base degli episodi di violenza più ricorrenti, restituendo, a chi non vede altre alternative a un’esistenza degradata, la concreta e tangibile possibilità di confidare in un’opportunità di lavoro e in un riscatto socio-economico altrimenti impossibile da perseguire.

Anna Muzzana

(giugno 2015)

Elisa Paci, 24 anni, laureata in Comunicazione e Società (Scienze Politiche), blogger e fotografa, ha uno spirito internazionalista, che la porta a viaggare a Milano e nel mondo, in aiuto di chi non ce la fa, siano persone, interi popoli o piccole redazioni digitali. Per lei il reaggae è il massimo.

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