Viva la vulva, ben vengano corretta informazione e guerra ai pregiudizi, ma lo spot di Nuvenia sfiora il grottesco

Fino all’11 ottobre la Six Gallery (via Scaldasole 7, Milano) ha ospitato la mostra dal titolo esplicito Viva la vulva, parte del palinsesto cittadino I talenti delle donne Milano 2020, che attraverso diverse forme di

Fino all’11 ottobre la Six Gallery (via Scaldasole 7, Milano) ha ospitato la mostra dal titolo esplicito Viva la vulva, parte del palinsesto cittadino I talenti delle donne Milano 2020, che attraverso diverse forme di espressione artistica mira a celebrare per l’appunto la vulva e a rompere i tabù legati al corpo femminile – in particolare riguardo alle mestruazioni – sedimentati in secoli di dominio maschile.
Tante le artiste che hanno partecipato alla mostra: Coquelicot Mafille, Flaminia Veronesi, Arianna Tinulla Milesi, Jessica Harrison, Mayara Moraes, Raphaele Anfré, Sian Fletcher, Sanjeshka, Utopian Fallopian, Lisa Junius, Théa Lime, Charlotte Edey e Caroline Pera. All’evento è stata associata un’asta di beneficenza, il cui ricavato andrà alla Croce Rossa Italiana per una causa inerente le donne in difficoltà con 10mila kit per la loro igiene personale. Fino al 19 ottobre 2020 sarà possibile acquistare le opere sulla piattaforma online CharityStars. 

Non a caso il titolo della mostra è anche quello della nuova campagna pubblicitaria Nuvenia (brand di assorbenti della società multinazionale svedese Essity). “Viva la Vulvavuole essere proprio un invito al dialogo, un mezzo per fare corretta informazione, una presa di consapevolezza e un inno che celebra le parti intime femminili sfatando credenze e insicurezze. Sembra infatti che soprattutto sugli organi genitali esterni femminili moltissime donne e moltissimi uomini abbiano idee piuttosto vaghe e ne ignorino le funzioni. Da una ricerca condotta da Nuvenia (tra intervistati di età compresa dai 18 ai 65 anni) emerge come in Italia una persona su 5 non sappia definire dove si trovi esattamente la vulva, soltanto il 31% sa che vulva e vagina sono due organi diversi. Il 45% non ne parla mai e il 34% delle donne si dichiara in imbarazzo nel rapporto con la propria zona intima.

A che ci serve saperlo? Per smontare una serie di luoghi comuni che hanno represso la sessualità femminile per secoli. Ormai il dibattito scientifico è arrivato a riconoscere che il clitoride – quella piccola sporgenza di tessuto erettile nella vulva posto fra le piccole labbra – è senz’altro l’organo dell’appartato genitale femminile più importante per il piacere della donna. L’orgasmo che alcune donne provano con il pene in vagina è sempre scatenato dai genitali esterni, dalla stimolazione del clitoride. Come dire: gli uomini hanno il pene, le donne il clitoride!

La “rivoluzione mestruale” evocata da Elise Thiébaut in Questo è il mio sangue (Einaudi, 2018) può passare quindi anche attraverso uno spot pensato per vendere assorbenti. E per questo – sia chiaro –  ogni iniziativa che porti avanti il discorso anche solo di poco, ogni piccolo contributo alla battaglia che cerchi di scardinare lo stigma sociale legato al periodo più naturale che una donna possa avere, diventa fondamentale. Nuvenia incoraggia le donne a conoscere meglio il proprio corpo, superando ogni imbarazzo? Bene, io capisco tutto, il marketing, il cavalcare l’onda, l’usare battaglie sociali per farsi pubblicità e vendere… ma qui mi pare che a Nuvenia la cosa sia un po’ sfuggita di mano.

Nello spot che celebra la bellezza della femminilità, la vulva diventa un conchiglione (evvabeh, da sempre è stato associato all’organo genitale esterno femminile, anche nell’arte); ovviamente, non poteva mancare un’ostrica… poi la vulva si trasforma in succoso frutto (pesca, papaya, pompelmo – a inizio articolo un’immagine della campagna Nuvenia) tagliati in due e piazzati in posizione strategica, un tortellino parlante (indovinate da quale lato), però la vulva all’uncinetto in forma di un pupazzo da cartoon che balla e canta come in “muppet show” ce la potevano risparmiare (subito sopra un’immagine dell’opera).

Va bene trattare con leggerezza un tema che imbarazza le donne, ma sdrammatizzare non vuol dire renderlo ridicolo. Quello spot ha in sé qualcosa di assolutamente ridicolo, grottesco e, oseremmo dire, imbarazzante. Meglio sarebbe dotarci di un linguaggio che ci permetta di parlare correttamente, apertamente e onestamente dei nostri corpi e della nostra vulva, senza ridicolizzarla. 

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Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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