Voto per corrispondenza, una delle piccole gioie dell’abitare all’estero

Per quanto si cerchi di mantenere i contatti e tenersi aggiornati su quello che accade in patria, la vita all’estero rende questo compito talvolta arduo. Se è complicato seguire la politica italiana quando tv, radio

Per quanto si cerchi di mantenere i contatti e tenersi aggiornati su quello che accade in patria, la vita all’estero rende questo compito talvolta arduo. Se è complicato seguire la politica italiana quando tv, radio e giornali non parlano d’altro, immaginatevi dover seguire il tutto dovendo stare al passo in primo luogo con le diatribe politiche di una nazione (nel mio caso, la Scozia) con un governo in aperto contrasto con il governo centrale del paese (Regno Unito), ciascuno con il proprio sistema politico e i propri protagonisti.

Una matrioska politica, particolarmente turbolenta negli ultimi anni a causa di un cocktail a base di referendum per l’indipendenza, Brexit, Covid, con guarnizione di scandali a vario titolo. Insomma, provo almeno una volta a settimana a leggere un quotidiano italiano o connettermi via radio alle notizie, ma vi sono momenti in cui, ogni tanto, la vita di tutti i giorni prende il sopravvento e i buoni propositi vanno… in vacanza.

Negli ultimi mesi però, con Draghi, le cose sembravano relativamente calmate (almeno, viste da qui) e per una volta anche all’estero, le notizie sull’Italia erano meno incentrate su fenomeni da baraccone reinventatisi politici, o almeno sembravano più essere un sottofondo. Capite allora che, durante il secondo giorno di ferie, il messaggio di mia zia “Come procede la vacanza? Qua siamo alle prese con il caldo e la caduta del governo (emoji con faccetta disperata)”, è stato accolto con un misto di mani nei capelli, imprecazioni e un tour d’emergenza sulle pagine di quotidiani italiani per vedere di capirci qualcosa. Come se non bastasse, pochi giorni prima, anche il governo di Boris Johnson era crollato dopo settimane (che dico, mesi!) di attesa, come quando apri un pacchetto di cracker che è stato in fondo alla borsa dei libri per un mese.

Il partito conservatore dopo settimane di dura battaglia tra il “Cancelliere dello Scacchiere” (per gli amici, il ministro delle Finanze) Rishi Sunak e l’ex ministro agli Esteri, Lizz Truss, ha scelto quest’ultima come nuovo primo ministro. La terza donna a Downing Street e per la terza volta del partito conservatore. Truss è salita in Scozia per incontrare la regina Elisabetta II a Balmoral (la residenza estiva), solo due giorni prima della morte della regina. Neanche a farlo apposta, pioveva a catinelle.

Diciamo però che quassù nessuno dei due è particolarmente benvoluto. Un po’ perché in Scozia, eccezion fatta per pochissime circoscrizioni, i Conservatori non sono proprio il partito di punta. Alle elezioni parlamentari del 2021, ne hanno conquistate solo 5, a confronto con le 62 andate al partito di maggioranza SNP (Scottish National Party), e 6 divisi tra Liberal Democratici e Partito Laburista.

L’altro motivo è probabilmente da attribuire al fatto che entrambi, così come il “beneamato” Boris, si erano detti pubblicamente contrari a un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia. In un paese in cui il partito al governo è tra quelli che più fortemente vuole l’indipendenza, ciò non è di poco conto. Piccola parentesi: un referendum per l’indipendenza c’era già stato nel 2014. E, fin qui, tutto a posto. Però poi mettici su qualche altro annetto di governo di destra, e una cosetta chiamata referendum per la Brexit, e le carte in tavola cambiano non poco. La Scozia è tra i Paesi del Regno Unito quello che ai seggi è risultato più fortemente contrario all’uscita dall’Unione Europea (il 62% ai seggi ha votato per rimanere), quindi questa drammatica decisione ha infervorato ancor di più chi vede un problematico deficit democratico a Londra.

Gli anni di Covid, con una profondissima scissione tra le decisioni prese in Scozia, con regolamenti più restrittivi e cambiamenti più graduali, hanno fatto crescere ulteriormente l’impopolarità di Westminster. Quindi quassù abbiamo ora davanti una simpaticissima crisi del caro vita (come in Italia), con inflazione e prezzi dell’energia alle stelle, l’arrivo di un nuovo governo che ancora non si può dire quanto andrà a contribuire al malcontento generale degli scozzesi, e un possibile secondo referendum che il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon ha promesso di rendere realtà entro ottobre 2023. Vista la situazione corrente, non tutti ci credono ma in molti ci sperano. Il 20 agosto ad Inverness si sono radunate circa 3mila persone per una marcia pro-indipendenza (nella foto in alto). Nel 2018, prima che la pandemia cambiasse drasticamente il nostro modo di percepire la piazza, e i pericoli dei raggruppamenti, circa diecimila avevano sfilato per le strade per lo stesso motivo.

Insomma, qui il tempo è freddo ma la politica ribolle (anche a decisione presa sul primo ministro in carica).

In Italia pare che le cose siano ancora più calde, sciolte e confuse. Quindi è ancor più importante ora cercare di fare chiarezza. È arrivato il bravo postino con una busta contenente le schede elettorali per corrispondenza, una delle piccole gioie di abitare all’estero (tranne quando ti arrivano cinque quesiti referendari, di cui uno della lunghezza di Guerra e Pace, la sera prima di partire per le vacanze, costringendo a una full-immersion in riassunti per capire su cosa effettivamente si stia votando #ReferendumSullaGiustizia, ma questa è un’altra storia). Quindi, i prossimi giorni saranno anche dedicati ad ore di studi e letture extra, per districarsi un po’ tra le diatribe politiche casalinghe. Perché se una matrioska può anche avere senso, ma i pacchetti di cracker ridotti a micro-granuli portano solo a una gran confusione.

Milanese di origine, dal 2017 sono in Scozia dove lavoro come reporter per diverse testate locali delle Highlands, tra cui l’Inverness Courier e il Ross-shire Journal. Marcata da una sana passione per bevande alcoliche e viaggi, scrivo soprattutto di whisky sulla rivista Cask&Still o sul blog maltingpotblog.com. Laureata in Mediazione Linguistica e Culturale a Milano e Giornalismo Multimediale a Glasgow, con un salto in Russia e in Francia in mezzo, amo visitare nuovi luoghi ed assorbire nuove lingue e culture (e le loro tradizioni gastronomiche).

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